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Nel mestiere di blogger presto o tardi ci si trova ad avere a che fare con queste tre lettere che corrispondono a un intero mondo da esplorare. Comprendere la SEO appare inizialmente come un’enorme montagna da scalare. Dopo un po’ di tempo, beh, resta sempre una gran montagna ma si comincia a riconoscere qualche sentiero.

Che cos’è la SEO?

SEO è l'acronimo di Search Engine Optimization

Detto in breve, SEO è l’ottimizzazione sui motori di ricerca. Comprende un insieme di strategie e di tecniche che mirano all’ottenimento di un maggior numero di visitatori sulle pagine di un sito web, ad esempio, o di un ecommerce, di un blog, di un video su Youtube, di una Landing Page e via dicendo. Google è certamente il motore di ricerca più visitato al mondo, basti pensare che nel 2020 le persone che hanno effettuato ricerche sulla piattaforma sono state più di 2,55 trilioni.

Un punto chiave è il fatto che le strategie incluse nella SEO fanno riferimento all’aumento della crescita online attraverso un insieme di azioni dette “organiche”, ossia non veicolate da annunci a pagamento. La pagina in cui appaiono i risultati di una ricerca effettuata su Google è denominata SERP (Search Engine Results Pages). Questa è generata dall’incontro di una query (o di una o più parole chiave) inserita dall’utente nella barra della ricerca e del costante lavoro di scansione e di catalogazione effettuato dai crawler Google.

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Nella parte più alta della SERP si posizionano i risultati sponsorizzati inerenti alla ricerca. Subito dopo questi appare l’elenco dei risultati organici, numerati dalla prima posizione (1) alle successive. Le analisi sul comportamento degli utenti davanti ai risultati proposti da Google hanno stabilito come un posizionamento che si trova in cima alla pagina della ricerca generi un numero maggiore di click sui contenuti. In genere, le persone cliccano sul primo risultato oltre 11 volte di più rispetto a quello situato in decima posizione.

Come migliorare il posizionamento su Google?

Il lavoro di scansione (crawling) dei motori di ricerca è alla base del posizionamento delle pagine e dei contenuti web. Attraverso la scansione, Google ricerca le pagine presenti sul web e le aggiunge al suo elenco noto (processo di indicizzazione). Oltre a essere in costante aggiornamento, non sono del tutto conosciuti i criteri effettuati dal motore di ricerca. Certo è che l’analisi e le strategie legate alla SEO fanno la differenza per quanto riguarda il miglioramento del posizionamento su Google.

Esistono vari modi per riuscire a migliorare il posizionamento e il traffico diretto a un sito web. Si può agire attraverso un buon copywriting, con il Content Marketing, con gli annunci/interviste sulla stampa, con il miglioramento dell’esperienza dell’utente grazie al design del sito e UX, attraverso il coinvolgimento della community e via dicendo… Per quanto riguarda la SEO possiamo distinguere in tre gruppi principali le strategie che ottimizzano il posizionamento:

  • SEO On-page, riguarda le azioni di miglioramento dei contenuti proposti all’utente ed è volta a creare coerenza e pertinenza tra questi e le ricerche effettuate.
  • SEO Off-page, è incentrata sui concetti di autorevolezza e affidabilità del sito web e si costruisce soprattutto attraverso le “citazioni” di altri, create dai backlink (link di ritorno) presenti su siti esterni.
  • SEO Tecnica, consiste in tutti quei miglioramenti che rendono il sito organizzato, veloce, senza errori o pagine rotte in modo che, durante il crawling, Google possa aver accesso ai contenuti e darne una valutazione positiva ai fini dell’indicizzazione e del posizionamento.

Il lavoro svolto sull’insieme dei tre gruppi che compongono la SEO completa e migliora il posizionamento del sito web sui motori di ricerca.

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Come fare una ricerca di parole chiave?

La ricerca di parole chiave (Keyword Research) è una delle attività principali per chi scrive contenuti sul web. In pratica, un blog post non dovrebbe nascere senza aver prima ricevuto il suo corredino di keyword! Le parole chiave hanno una grande rilevanza sull’ottimizzazione SEO, per questo è bene sceglierle con cura. Il lavoro di un Content Writer non dovrebbe mai iniziare dalla stesura del testo ma dall’individuazione e analisi delle chiavi di ricerca. Seguendo con metodo questo processo è facile rendersi conto come anche la ricerca e la scrittura dei contenuti diventi più fluida e organizzata. È come se le keywords, a poco a poco, andassero a formare una scaletta, un indice, che raccoglie e sviluppa i bisogni e gli interessi dei lettori, indicando al writer il percorso da seguire.

Una tecnica ampiamente utilizzata agli albori del web e ora altamente sconsigliata, nonché penalizzata da Google, è il Keyword stuffing, ossia la ripetizione martellante di keyword inserite allo scopo di posizionarsi per quella chiave di ricerca, anche se queste non sono ancorate al senso del contenuto. Gli algoritmi di Google sono oggi in grado di identificare la presenza di coerenza e di validità semantica tra le keyword e il testo in cui queste sono inserite. La pratica corretta è invece quella delineata dalla SEO semantica, ossia la redazione di contenuti organizzati per essere ottimizzati dai motori di ricerca (numero di parole, suddivisione paragrafi, immagini, titoli H1, sottotitoli…), incentrati ad approfondire un argomento e non all’inserimento di parole chiave. Questo significa ottimizzare i contenuti per soddisfare l’intento di ricerca degli utenti e non per rispondere ad una singola query di ricerca.

Keyword stuffing (in lingua italiana: ripieno o imbottitura di parole chiave) è un termine relativo all’ambito web e seo che indica l’utilizzo di tecniche considerate poco corrette al fine di aumentare la propria visibilità sui motori di ricerca. In altre parole: ripetere in un testo la keyword da ottimizzare fino all’esasperazione. Tale “tecnica” è ormai malvista dai principali motori di ricerca.

Wikipedia
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Gli strumenti per effettuare la ricerca delle parole chiave

Per compiere una buona ricerca e creare una lista di parole chiave, esistono diversi immancabili strumenti. Il consiglio è di non usarne mai uno soltanto ma l’insieme di questi. Ci sono, in primis, i tools gratuiti di Google:

  • Google Search Console, quando visualizzi i report del sito web puoi considerare quali sono le Query per le quali il tuo sito si posiziona (ovvero, attraverso quali ricerche i visitatori raggiungono le tue pagine). Dal menù a sinistra, vai su ‘Rendimento’ e personalizza la tua ricerca.
  • Google Trends, un servizio utile a scoprire le ricerche del momento (i trends), ossia le parole chiave sulle quali le persone si fiondano in un determinato range temporale. L’aspetto negativo è che spesso i trend riguardano notizie di cronaca o di gossip!
  • Google Alerts, consente di monitorare il web per determinate ricerche (quali contenuti vengono pubblicati per questa keyword?). I risultati vengono inviati direttamente sulla propria casella di posta.
  • Ricerca su Google. Inserendo una query sulla barra di ricerca si possono analizzare i risultati della SERP, i contenuti pubblicati dai competitori, visualizzare “Le persone hanno chiesto anche…” e le “Ricerche correlate”.

Gli altri servizi di analisi SEO hanno piani a pagamento diversi, ma su alcuni di questi esiste la possibilità di effettuare un numero minimo di ricerche gratuite al giorno. Tra i tanti, personalmente utilizzo maggiormente SEMrush e Ubersuggest di Neil Patel. Quest’ultimo ha anche un piano di upgrade per la licenza a vita del servizio. Altri tools di analisi SEO molto noti sono Moz, Ahrefs, SEOzoom e RankingCoach.

I fattori da considerare per effettuare la ricerca delle parole chiave

Sulla barra del motore di ricerca le persone inseriscono quotidianamente un numero elevato di parole chiave. Ovviamente, il fatto che ci sia un gruppo di persone a digitare un determinato termine di ricerca indica che questo è interessante per i visitatori. La frequenza con la quale le persone cercano una determinata parola o frase è indicato dal volume della ricerca. Le ricerche effettuate sul web non corrispondono sempre a un singolo termine e, negli anni, i motori di ricerca hanno perfezionato il modo di interpretare query complesse, legandole al senso delle frasi e al contenuto in cui sono inserite. Per questo motivo, le parole chiave SEO sono classificate a seconda della loro posizione sulla curva della domanda di ricerca, in tale modo.

  1. Parole chiavi principali, o termini. Si tratta della singola parola o ricerca secca inserita dall’utente, come può essere “Iphone”, “lavoro”, “Comune di Milano”…
  2. Parole chiave a coda media (short tail keyword) o parole chiave robuste. Hanno meno concorrenza delle parole chiavi principali e sono moderatamente più specifiche. Un esempio è “Cos’è la SEO?”.
  3. Parole chiave a coda lunga (long tail keyword), queste stanno diventando sempre più rilevanti nelle ricerche sul web. Seppure hanno volumi di ricerca più ristretti, risultano molto più specifiche per riuscire ad arrivare e soddisfare la propria nicchia di mercato e raggiungere più conversioni. Un esempio è “Che cosa si intende per SEO on – page?”.

La definizione di coda lunga o media non deriva dal numero di termini che ci sono nella keyword (pensiero comune di molti!) ma dal rapporto tra keyword e volume della ricerca. Questa relazione è generalmente rappresentata in un grafico a curva dove si nota come le parole chiave principali siano poche ma con volumi di ricerca elevati e, all’estremo opposto, le parole chiave a coda lunga siano invece molte ma con volumi di ricerca più bassi (Fonte: Ahref).

Nella Keyword Research, oltre a tenere in considerazione come fattore di analisi rilevante il volume della ricerca (la frequenza con cui le persone digitano una determinata parola o frase), si tiene conto di un altro dato importante, ossia della difficoltà delle parole chiave (Keyword Difficulty). Un parametro che indica il livello di competitività di una keyword. Quando aumenta, infatti, la popolarità di una parola chiave, aumenta anche la concorrenza. Posizionarsi per una parola chiave con un alto livello di difficoltà significa soprattutto avere un sito web eccellente, autorevole e riconosciuto come il principale riferimento di un determinato argomento.

Ad esempio, una parola chiave principale come “elettricista” avrà sicuramente più concorrenza (e un maggior tasso di KD) della parola chiave a coda media “elettricista a Milano” e di quella a coda lunga (più specifica) “elettricista a Milano per installazione pannelli solari”.

Cos’è la difficoltà delle parole chiave? La Keyword Difficulty (KD) è una metrica SEO che stima quanto sarebbe difficile posizionarsi sulla prima pagina di Google per una determinata parola chiave. Viene misurato su una scala da 0 a 100, quest’ultimo è il più difficile da classificare.

Fonte: Ahref blog

Un ulteriore fattore da considerare per migliorare il posizionamento di un sito è la rilevanza. Si tratta della capacità delle parole chiave di essere pertinenti verso un determinato argomento ricercato e verso gli obiettivi del sito. Ad esempio, un sito di un salone di bellezza potrebbe volersi posizionare per “le 10 migliori acconciature del 2024” e non sarebbe invece rilevante un contenuto che punta alla keyword “10 cose da mettere in valigia per andare alla Hawaii”, seppure questa potrebbe essere una ricerca popolare.

L’ultimo dei fattori principali nella ricerca delle parole chiave è rappresentato dall’intento di ricerca ossia da ciò che le persone cercano quando digitano una keyword. L’intento di ricerca si ritrova in una di queste quattro categorie (alcune ricerche possono essere anche un mix di queste):

  • Navigazionale, raccoglie le parole chiave utilizzate da chi è intenzionato ad accedere a un sito web o a una pagina specifica. Ad esempio, quando si digita su Google “Amazon”, “Zalando”, “Comune di Torino”… l’intento è quello di andare direttamente al sito ma lo si fa inserendo i termini nella barra di ricerca anziché nell’url. Spesso le parole chiave popolari sono di questo tipo.
  • Informazionale, raccoglie le parole chiave utilizzate per cercare informazioni, tutorial, notizie o per fare ricerche non finalizzate a un acquisto. Ad esempio, “come togliere le macchie di unto dalla tovaglia”.
  • Commerciale, raccoglie le parole chiave digitate dalle persone che sono interessate a valutare o a effettuare un acquisto. Ad esempio, “tavolo per il soggiorno in vendita”, “recensioni del migliori robot da cucina”.
  • Transazionale, raccoglie le parole chiave digitate dalle persone che sono interessate a compiere un acquisto pressoché imminente (sono in fase di acquisto). In queste keyword spesso si trova la marca del prodotto ricercato.
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In sintesi, le migliori parole chiave, ossia quelle con cui possiamo posizionarsi e raggiungere gli obiettivi prefissati, hanno queste caratteristiche:

  • Volume di ricerca alto.
  • Difficoltà (concorrenza) bassa.
  • Sono rilevanti per l’attività o l’argomento trattato.
  • Hanno soprattutto un intento di ricerca commerciale o transazionale (in quanto raggiungono le persone già in fase di acquisto).

Si dice “la SEO” o “il SEO?

Concludo con una curiosità, per alcuni scontata ma per altri no. Si sente spesso parlare di SEO preceduto da articolo al femminile o al maschile ma quale dei due è corretto per identificare questo acronimo, tra l’altro inglese? Dovremmo dire the SEO, ecco! Sappiamo però come, tra italiani, corrisponderebbe a un modo imbarazzante di comunicare. Quindi, quale l’articolo giusto da utilizzare?

Secondo quanto riferito dall’Accademia della Crusca, la regola vuole che nel caso degli acronimi si debba utilizzare il genere relativo alla prima parola. In questo caso è “search”, ottimizzazione, ed è femminile. Per questo è corretto dire la SEO.

È l’acronimo di “Search engine optimization”, per cui è preferibile il femminile, come l’italiano ottimizzazione. Ma è molto diffuso anche l’uso al maschile, perché la parola termina in “o”.

Accademia della Crusca

L’uso del maschile “il SEO” si è diffuso in due casi particolari. Il primo riguarda coloro che non sanno “tradurre l’acronimo”, questo succede anche per altre sigle straniere come ONU, spesso coniugata al maschile benché la parola di apertura sia “organizzazione”. Il secondo caso è invece inerente al mestiere, ossia identifica la persona che si occupa di SEO. Il SEO è quindi colui che svolge l’attività di ottimizzazione di un sito.


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